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by Ioannis Kartalas-Goumas

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Ipertrofia Prostatica Benigna

Diagnosi

 

L'ipertrofia prostatica benigna (IPB) non provoca necessariamente sintomi. Quando l'ipertrofia prostatica La diagnosi di IPB è clinica, ossia viene formulata con la visita urologica e con alcuni esami diagnostici, strumentali e laboratoristici.

 

- Visita urologica. Raccolta dell'anamnesi urologica e valutazione della presenza di LUTS o di sintomi e segni di IPB avanzata. Per la valutazione dei LUTS sì può fare affidamento ai questionari validati (p.es. IPSS). L'esplorazione rettale permette di valutare approssimativamente il volume prostatico e la presenza di eventuali noduli che possono far sospettare un tumore. La percussione della zona sovrapubica (ipogastrio) permette di escludere un globo vescicale, ossia una vescica sovradistesa come nei casi diritenzione d'urina. La valutazione dei genitali può escludere una stenosi del meato uretrale esterno o altre patologie peniene.

 

- PSA. E' una proteina secreta dalla prostata e versata nello sperma e in piccola parte nel sangue. La valutazione del PSA non fa parte in senso stretto dello schema diagnostico dell'IPB, ma può rappresentare una valutazione più in generale dello stato clinico della ghiandola prostatica. I valori del PSA nella IPB possono essere normali o aumentati. Il PSA può risultare aumentato nelle prostatiti e nel tumore prostatico.

 

- Uroflussimetria (UFM). E' un esame semplice. Si tratta di urinare in un recipiente collegato ad un computer. Il computer misura il volume della quantità di urina espulsa nel tempo, il valore flusso massimo (Qmax) e il valore di flusso medio (Qmed). Il risultato viene rappresentato in un grafico (volume/tempo). Al termine dell'esame una ecografia sovrapubica permette di esaminare il residuo post-minzionale (RPM). A seconda dei valori di flusso nel tempo e della forma del grafico si può valutare la presenza o assenza di getto minzionale rallentato o normale. Il RPM può indicare uno svuotamento vescicale non completo. L'esame pur semplice presenta alcune limitazioni. Prima di tutto i pazienti devono mingere quasi a comando, in un ambiente non familiare, fatto che ostacola la minzione spontanea. Secondo, l'esame non può escludere o confermare al 100% la presenza di ostruzione perchè non valuta la contrattilità vescicale e la pressione vescicale. In una IPB in fase ancora di compenso, la vescica può contrarsi molto, aumentare la pressione endovescicale e far urinare il soggetto con valori di flusso normale anche in presenza di ostruzione. Altre volte l'UFM può risultare patologica ma non a causa di una IPB ma a causa di una ipocontrattilità vescicale (per esempio su base neurogena). L'UFM può risultare patologica anche in casi di ostruzione delle basse vie urinarie dovuta ad una stenosi dell'uretra più a valle rispetto alla prostata. Per questi motivi l'UFM in alcuni casi non può essere conclusiva. Rimane però, insieme con la visita urologica e il PSA, uno dei tre esami fondamentali per la valutazione dell'IPB.

 

- Esame dell Urine. E' un prelievo di urine per la valutazione di presenza di batteri, globuli bianchi o di sangue

 

- Esami di funzionalità renale. Prelievo di sangue per la valutazione della creatininemia e azotemia. Questo permette di valutare lo stato funzionale dei reni, che in casi avanzati o complicati può essere alterato.

 

- Ecografia: l'ecografia dell'apparato urinario valuta la morfologia dei reni, della vescica e della prostata. In particolare valuta la presenza o assenza di idronefrosi, di ispessimento delle pareti vescicali, di calcoli e può stimare il volume della prostata. E' un esame di facile esecuzione e non richiede l'esposizione a radiazioni ionizzanti (raggi X). I limiti dell'ecografia addominale sono la necessità di avere la vescica piena per poter valutare la vescica e la prostata e la dipendenza dall'operatore (esame soggettivo in alcuni casi).

 

- Altri esami: alcune volte esistono dei dubbi, situazioni ove bisogna escludere altre patologie o valutare meglio alcuni parametri morfo-funzionali dell'IPB. In questi casi l'inquadramento diagnostico viene completato tramite esecuzione di alcune indagini maggiormente invasive:

- Esame urodinamico. Si tratta della valutazione funzionale approfondita delle basse vie urinarie e del funzionamento vescicale in particolare, tramite la misurazione della pressione endovescicale. Permette di escludere cause di LUTS diverse dalla IPB (per esempio vescica neurologica), confermare la presenza di ostruzione urinaria e valutare la presenza o meno di una vescica iperattiva, che può quindi non beneficiare di un intervento chirurgico disostruttivo. E' un esame ambulatoriale che avviene tramite l'inserimento di due cateteri sottili, uno in vescica e uno al retto.

 

- Uretrocistoscopia. Utile soprattutto in due casi. Primo, nella valutazione della macroematuria per escludere neoplasie vescicali. Secondo, per escludere stenosi uretrali come causa di ostruzione delle basse vie urinarie. Alcune volte serve anche per valutare meglio l'anatomia prostatica e vescicale prima di un intervento, per esempio in presenza di LUTS severi con ghiandole prostatiche non particolarmente grandi, nei casi di calcolosi vescicale o nella valutazione dei diverticoli vescicali.

 

- Ecografia prostatica transrettale. E' un esame condotto tramite inserimento di una sonda endocavitaria al retto per visualizzare meglio la prostata. Questo esame non è indispensabile, ma permette di calcolare in modo accurato il volume totale prostatico e il volume dell'adenoma, quindi può essere utile per definire meglio la strategia chirurgica.

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